L'ascella che puzza (ovvero: un ulteriore possibile punto di vista sulla intellettualizzazione p

In questo mese di Marzo, più precisamente il giorno 18, a ridosso dell'equinozio di primavera, si sono computi i 50 anni della legge 444 che istituiva in Italia, nel 1968, la scuola materna statale. Con questa novità i Kindergarten (Giardini d'infanzia) inaugurati nel 1939 da Froebel a Blankenburg, in Germania, venivano definitivamente declassati. Finivano i tempi in cui al bambino era opportuno dare la possibilità di immergersi nella natura, di sperimentare, di partecipare, di rivivere le esperienze attraverso l'attività artistica e sopratutto il gioco, al fine di guidare l'uomo alla chiarezza “su di sé e dentro di sé” e si affermava un nuovo segmento del sistema di istruzione nazionale.

L'Italia lanciava la sua scommessa ideologico-educativa: a partire dai 3 anni il bambino veniva considerato “allievo” nel senso pieno del termine. Il cucciolo d'uomo made in Italy non aveva più bisogno di trascorrere l'infanzia in un “giardino” nel quale ci si prendeva cura delle singole individualità affinché fiorissero al momento opportuno, basta 'sta roba da Romanticismo tedesco! In barba a Schelling, Novalis, Goethe, in barba a Rousseau e Pestalozzi, lo stato italiano aveva deciso che le primissime e giovanissime generazioni andavano “istruite” e non coltivate. Senza presagire che da lì ad un paio di mesi più tardi sarebbe esploso, in tutta la sua caotica critica al sistema di istruzione, il maggio francese, l'Italia sceglieva di portare la scuola... all'asilo (mi si conceda questo termine che conserva per me un sapore di autenticità).

Mentre i sessantottini sfasciano “di ogni”, infiammati dal motto "proibito proibire" (Il est interdit d'interdire), ai babies italiani vengono vieppiù ridotti il tempo, lo spazio e le opportunità per il libero gioco e l'esercizio della creatività.

Come cita Maddalena Gissi, segretaria generale di Cisl Scuola, “tutto ciò all’origine si presenta particolarmente fragile, delicato...”, ma nel corso del tempo sappiamo bene come l'impronta prettamente 'scolastica' (nel senso meno nobile del termine) si è andata vieppiù consolidando nella formazione fra i 3 e i 6 anni.

Oggi non si narrano le fiabe, ma se ne guarda un triste surrogato ridotto a cartone animato sulla LIM, gigantesco monitor dal quale il bambino viene sedotto nel vero senso della parola. Questo immenso schermo lo ghermisce e “se lo porta”. Credo sia capitato a tutti di notare come sulla seggiolina resti solo un involucro corporeo e come da quegli occhioni sbarrati fuoriesca “l'alunno” la cui presenza finisce esattamente là dentro.

Oggi non si recitano le filastrocche, facendo magari giochini sulle dita per favorire la manualità, oggi si clicca sul mouse con l'indice destro (sinistro se si è mancini) con l'altra mano che penzola abbandonata nel vuoto sotto al banco o non si sa dove. Una metà del corpo viene ignorata prima ancora di essere consapevolmente percepita, con tutte le ricadute sullo schema corporeo e le ripercussioni sull'orientamento spaziale, requisiti indispensabili per scongiurare il rischio dei D.S.A.

Abolite le aste e le grechine, nessuno si occupa di aiutare il bambino nella corretta impugnatura della matita, mentre tutti si preoccupano che a 5 anni non sia ancora in grado di scrivere correttamente il proprio nome o di far corrispondere la corretta cifra alla quantità. E poi c'è la punta di diamante: l'inglese! Quanto inglese può davvero servire a 5 anni? Quante parole dette (e scritte!!!) in una lingua straniera appresa da un educatore non madrelingua possono ragionevolmente essere apprese da un piccolo che non ha ancora una sicura struttura linguistica nella propria lingua madre?

Proprio oggi, prima di accingermi a stendere queste riflessioni, sono stata in visita ad una scuola dell'infanzia dove ho trovato i piccoli “alunni” intenti a colorare (molto male tra l'altro) su un libercolo, alberi autunnali e zucche. Poiché siamo in primavera la cosa mi ha incuriosita e ad una più attenta osservazione ho visto che la pagina da colorare portava il titolo Halloween: era la lezione di inglese. Sorvolo sulla scelta di trattare il tema Halloween in marzo mentre mi domando quanti di quei piccoli “allievi” abbiano incrementato le loro competenze nella lingua inglese colorando frettolosamente alberi con foglie cadenti e zucche indemoniate.

Per farla breve: fatte salve le buone intenzioni, ma lungi dall'essere un successo, quanto venne varato con la legge 444 nel marzo del '68 si è rivelato, sulla lunga distanza, un clamoroso flop. Chi lavora in ordini di scuola successivi a quello dell'infanzia sa bene che gli alunni sono, generalmente, sprovvisti dei requisiti di base utili a strutturare sicuri apprendimenti, che sono carenti degli strumenti per operare sui e con i contenuti disciplinari e che smanettare col PC e col cellulare di mamma fin dal passeggino non apporta, è ormai assodato, alcun incremento sull'asse cognitivo.

Fornisco a piè di pagina il link di un articolo scritto dalla psicologa Brunella Gasperini che meglio di me potrà chiarire i danni della intellettualizzazione precoce che si sta divorando la gioia, la freschezza, la spontaneità e la facoltà pensante dei nostri bambini.

Personalmente concludo invece con l'ascella che puzza.

Ascolto molte mamme stupite, e anche un po' in ansia, di fronte alla precoce pubertà dei loro figli. Giunti all'ultimo anno di scuola primaria i ragazzini manifestano tutti quei cambiamenti ormonali che in passato, fisiologicamente, comparivano negli anni finali del secondo settennio.

Si sa che lo sviluppo puberale procede per fasi e che la prima di queste sia quasi totalmente occulta sicché, quando se ne percepiscano i sintomi, si possa ritenere che il processo sia avviato. Tra i primi indizi che fanno intuire lo start up ormonale dei figlioli c'è, appunto, il cattivo odore della zona ascellare, cui farà seguito, con le rispettive differenze fra maschi e femmine, la maturazione sessuale.

Tale precocità risveglia le madri dal sogno: a breve non avranno più a che fare con i loro teneri fanciulli, ma con qualcuno che al momento ancora non conoscono e che è in trasformazione. Alcune vanno in apprensione in preda ad un senso di inadeguatezza per non poter procrastinare la permanenza del pargolo nel mondo celeste dell'infanzia e nel vederselo scaraventato, anzitempo, sulla crosta terrestre da una madre ben più potente: madre natura.

<< Speravo mi desse ancora un po' di tempo...>> è su per giù il commento che risuona.

Altre, una minoranza in verità, gongolano di questo annuncio anticipato di maturità fisiologica ritenendolo una conferma della precocità, a tutto tondo, di quel genialoide che è toccato loro in sorte come figlio.

Bene: in questo c'è del vero. Purtroppo l'anticipo della pubertà non indica affatto che il soggetto interessato sia “avanti” in tutti gli ambiti dell'umana intelligenza, ma ci indica come la natura si sforzi di operare sempre e comunque per riportare l'armonia là dove, ahi noi, il nostro intervento ne corrompe i ritmi.

Fin tanto che i bambini andavano all'asilo dove attraverso il gioco, sia libero che organizzato, esercitavano le loro facoltà e coltivavano la loro individualità nel confronto gioioso coi pari, fin tanto che il loro animo veniva innaffiato dalla linfa vitale delle fiabe narrate e che i ritmi delle filastrocche e delle canzoncine sostenevano il naturale fiorire delle facoltà ( non solo cognitive, ma anche relazionali, sociali, motorie...) il corpo fisico poteva pazientemente mettere a punto l'ambaradan fisiologico affinché la maturazione sessuale, con le conseguenti tempeste ormonali, avvenisse quando la consapevolezza dell'individuo fosse sufficientemente pronta a gestirne le conseguenze.

I bambini diventavano “alunni” in prima elementare alla fine della quale avevano appreso i primi rudimenti della letto-scrittura e del calcolo che in seconda si sarebbero consolidati. Si sarebbe ritenuto irrispettoso dell'ordine naturale delle cose apprendere lo stampatello ed il corsivo maiuscoli e minuscoli entro i primi tre o quattro mesi della prima classe, e solo dopo il compimento del settimo anno la maestra poteva ragionevolmente chiedere un impegno che fosse via via sempre più intellettivo.

Di questa stregua lo sviluppo della persona procedeva in maniera sufficientemente equilibrata per la maggioranza dei casi. Oggi, lo affermo spudoratamente, si forzano gli apprendimenti fin da subito. Quali le conseguenze?

Le più interessanti sono ben delineate dall'articolo del quale, come accennavo sopra, fornisco il link e alle cui conclusioni aggiungo la seguente: quanto più andremo a stimolare precocemente dal punto di vista intellettivo l'essere umano tanto più lo sviluppo fisiologico sarà costretto a bruciare le tappe nel disperato tentativo di ricreare l'omeostasi nel sistema. Le ascelle dei nostri figli la dicono lunga sulle forzature che l'attuale sistema d'istruzione sta perpetrando ai danni delle giovani generazioni!

Potrà anche sembrare cosa di poco conto questo rincorrere la mente da parte del corpo fisico, che male c'è infatti se poi il sistema è in equilibrio? Beh, che l'equilibrio sia bramato dalla base fisica è una cosa, che sia poi anche raggiunto non è detto...E quand'anche fosse raggiunto...a che prezzo? Osservate il mondo dei ragazzi e... meditate.

Link: http://d.repubblica.it/lifestyle/2016/05/23/news/prescolarizzazione_pro_contro_psicologia_bambini-3095940/​


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