La sfida della volontà: l'autoeducazione dell'adulto

Γνῶθι σαυτόν. Γένοιο οἷος εἷ.. "Conosci te stesso!". “Diventa ciò che sei!”

Queste due frasi, che ci giungono dalla saggezza dell'oracolo di Delfi, sede di una delle maggiori scuole misteriosofiche, sintetizzano quello che potremmo definire l'obiettivo a lungo termine dell'umana vicenda terrena. Si tratta infatti di riconoscere la profonda natura del proprio essere per poi perseguirne la piena realizzazione.

Molto più facile a dirsi che a farsi in quanto tutto ciò non avviene mai per caso.

Dopo aver proposto alcune riflessioni sull'opportunità di educare la volontà nel bambino è necessario ora centrare l'attenzione sull'autoeducazione dell'adulto.

Ci si ripresenta così, sotto spoglie diverse, la duplice interazione fra pensare e volere.

È di fondamentale importanza che l'adulto educatore sia dedito a questa conoscenza di sé allo scopo di diventare ciò che è, perché se la sua volontà non risulta vivificata da una coscienza autonoma ben difficilmente potrà guidare il bambino verso il proprio “inverarsi”.

In assenza di questo paziente lavoro di ricerca del sé non resta che optare per un metodo educativo autoritario e/o normativo, che scalfirà solo in superficie il bambino, non agirà in senso formativo per limitarsi ad imporre limiti e comportamenti. E l'imposizione, historia docet, non ha mai sortito risultati vantaggiosi né per il singolo, né per la società.

In che senso può l'adulto auto educarsi al fine di guidare il bambino in maniera degna? E come farlo in un'epoca, come quella attuale, in cui tutti i parametri mutano ad una velocità allarmante?

Immaginiamo il piccolo Alexandros alla scuola dell'infanzia dell'antica Atene

o il piccolo Portius nell'antica Roma piuttosto che il piccolo Galvano nella Firenze dell'anno mille. Per quanto irrequieti, discoli o birbanti che fossero allora i bambini, gli adulti che si occupavano di loro non si trovavano certo di fronte alle difficoltà di gestione dei comportamenti come invece capita a noi.

La formazione dell'essere umano si tesseva su parametri precisi, su una morale comune e condivisa, sancita dalla tradizione che la forniva già bell'e confezionata indistintamente a tutti.

Oggi non è così. Oggi si ha a che fare con individui, ogni bambino è un caso a sé fin da subito e chi se ne deve occupare non può più invocare né regole, né leggi, né tradizioni. L'esperienza insegna che assai precocemente si rischia di contrapporre l'io adulto all'io del piccolo e che, ahinoi, spesso quest'ultimo ha la meglio. Quando l'irritazione viaggia alla velocità della luce, l'adulto, privo di quelle ancore di salvezza a disposizione dell'antico precettore, si sente impotente di fronte al piccolo tiranno.

Come ho già accennato più volte capita allora che il genitore, che mi si rivolge per avere indicazioni sulle linee di educazione per il figlio, ne riceva prima di tutto per se stesso.

Non si tratta di supponenza da parte dello specialista che in quel momento rappresento, si tratta piuttosto della consapevolezza che solo un adulto forte, appagato, sicuro di sé, uno che sta bene nella propria pelle per intenderci, sia la migliore benedizione per il bambino.

Capiamoci bene: non sto assolutamente affermando ( e mi perdonino gli psicologi cui sto pensando) che se il figlio manifesta oppositività, esagerata reattività, turbolenze varie, la “colpa” sia del genitore. Voglio invece dare all'adulto gli strumenti necessari ad accettare nell'immediato, quali meri dati di fatto, le forme istintive di comportamento del piccolo per farne il punto di partenza del percorso formativo.

Un primo utile atteggiamento per auto educarsi è dunque quello di trattenere il giudizio, il giudizio spicciolo, moraleggiante, quello che indurrebbe immediatamente a definire cosa sia bene cosa sia male. In effetti il bambino non possiede ancora le forze necessarie ad agire in base ad una legge morale e per questo occorre che l'adulto sia così stabile nel proprio ambito interiore da reggere di fronte alle manifestazioni del piccolo, limitandosi a prenderne spunto, come fossero proposte per l'avvio di un lavoro educativo che proprio da quelle manifestazioni vuole partire.

Il bambino è il maestro. È lui che indica la direzione e se l'adulto l'accoglie allora i due si incontrano e non si scontrano.

Ma accogliere non basta. La fiducia di cui i bambini ci fanno dono implica una grande responsabilità. "Adesso che ho accolto e decodificato la tua richiesta devo essere in grado di utilizzarla in maniera creativa al fine di orientarti verso il meglio per te."

Seconda tappa dell'autoeducazione: esercitare un pensiero creativo.

In questo modo intervengo nella tua formazione, ma non da scomodo intruso, bensì da “artista”. (Un capitolo a parte cui intendo dedicare qualche riga in futuro verterà sull'arte di correggere invece che che sulla capacità di punire.)

Ogni mio progresso in questo ambito sarà premiato da un corrispondente progresso del mio bambino, ma, ben sapendo che lo sviluppo morale dell'essere umano richiede tempo sarà meglio procedere per gradi senza pretendere da se stessi e dai piccoli tutto e subito.

Passando al terzo step auto educativo dico di più.

Ciò che creativamente ha avuto successo oggi non lo avrà domani. La creatività è una forza che va costantemente aggiornata, rinnovata. Se penso di avere trovato la mossa vincente ho già perso. Il contenuto della relazione educativa va di volta in volta scrupolosamente ricercato. Uno stesso approccio può essere vantaggioso per un certo periodo di tempo solo se non lo vivo come pre-confezionato, se mi sforzo di verificare ora se ciò che due giorni fa era stato utile lo sia di nuovo. La formazione dell'essere umano è un atto morale e come tale va concepito nuovamente ad ogni intervento.

Per questo il terzo passo consiste nel sorvegliare la propria volontà affinché non ci si accomodi su abitudini pedagogiche, consuetudini educative. Lo so, è qualcosa di impegnativo, richiede doti di auto-osservazione e di analisi cui oggi non siamo più avvezzi.

Ma solo se l'adulto avrà la costanza di praticare questa strada avrà la possibilità di essere una genuina guida per il suo bambino.

Riassumendo i tre passi dell'auto formazione:

1) grazie alle sue istintive manifestazioni conosco il bambino;

2) accolgo tali manifestazioni e grazie all'approccio creativo verso le stesse lo incontro;

3) grazie al fatto di averlo incontrato posso scegliere il miglior contenuto educativo per quel dato bambino.

So di avere lanciato un sasso e di nascondere la mano perché non do alcuna indicazione di COME possa l'adulto operativamente, in concreto, realizzare i suoi tre traguardi educativi. Non è cattiva volontà, ma fa parte del “gioco” lasciare alla libertà di ognuno scegliere se, come ed eventualmente col sostegno di chi, prendere tale iniziativa.


In Evidenza
Articoli Recenti
Archivio