Il mistero della volontá: Parlare

Attraverso la parola (anzi, la Parola) un essere si rivela: un essere fa sentire la propria presenza.

Come già detto in precedenti occasioni la Parola è facoltà squisitamente umana.

Se la Divinità creò i cieli e la terra, fu il primo rappresentante dell'umana specie a denominare la creazione:“Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche...” (Genesi 2:20)

Questo episodio, che passa quasi inosservato, in genere non attira la nostra attenzione: ci sembra un passaggio irrilevante del racconto della Genesi, non privo di valore poetico. Ma lungi dall'essere un elemento favolistico o un mero fatto tassonomico, esso ci fornisce precise connotazioni antropologiche.

Nel mondo ebraico, ed ancora nell'antica Grecia, c'era la convinzione che fosse possibile esercitare il proprio potere su una persona solo conoscendone il nome e parimenti si poteva invocare e ricevere il sostegno della divinità a patto di averne appreso il “vero nome”.

Dall'antichità ai giorni nostri il “nome” coglie dunque l'essenza della realtà che ci circonda.

Assegnando un nome ad ogni cosa, l'uomo pone una distanza fra sé e tutto ciò che è altro da sé: si separa dall'originaria simbiosi col tutto. Tramite la funzione denotativa del linguaggio, ciò che grazie al soffio vitale della divinità diventa “un'anima vivente” (Genesi 2:7) si fa individuo.

Per questo il momento in cui il Bambino pronuncia la sua prima parola è un momento sacro.

Dopo la fase della lallazione (che abbiamo visto essere universale), una volontà profonda sostiene il piccolo nella selezione dei suoni dell'universo linguistico di appartenenza e non a caso le prime espressioni verbali sono dei nomi. Con un solo nome (olofrase) il bambino dimostra di avere analizzato qualcosa, di averne identificate le caratteristiche, di distinguerle da altre e di sintetizzare il risultato di tutte queste operazioni in una sequenza di suoni articolati che esprime un concetto. È a questo punto che l'adulto esulta: “Il bambino parla!”.

Quando il bambino inizia a parlare dimostra di avere trasformato quel caos (Χάος) di realtà giustapposte con il quale gli si presenta il mondo, in un cosmos (κόσμος), in un insieme così ordinato da essere suscettibile di classificazione. Ciò che Steiner chiama “il genio della lingua” non è altro che l'attivarsi della volontà al fine di imprimere nel piccolo, ancora duttile e ricettivo, una “rete linguistica”. La sintassi è così uno dei frutti dell'operare della volontà, ed in virtù di questo sommerso operare possiamo destreggiarci, ben presto, nella grammatica della lingua.

Assegnando IL nome il Bambino si individualizza nella misura in cui crea una cesura, una soluzione di continuità tra sé e l'oggetto.

Ma come ad Adamo venne condotta Eva (“Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui....” Genesi 2:18) anche all'individuo, all'IO che si sta manifestando attraverso il bambino, serve un TU che possa ri-conoscerlo.

Un Io e un Tu si parlano e con questo atto, una volta più di natura religiosa, (da religere : tenere con cura, cura riguardosa, aver riguardo o rispetto) il parlare assume una funzione comunicativa. Parlare diventa un parlarsi: parlare diventa lo strumento per esercitare una reciproca cura riguardosa, un reciproco rispetto.

La volontà che sostiene il parlare appare così un dono degli dei all'umanità.

Lo stesso Noam Chomsky definisce l'uomo l'utente del linguaggio, indicando in tal modo che quest'ultimo non è prodotto solamente dall'uomo: quando parlo esprimo un pensiero che prima non c'era. Divento io stesso creatore, pongo in essere qualcosa di totalmente nuovo e che l'altro può comprendere. Per questo quando ci parliamo celebriamo un miracolo.

Ciò che nell'essere umano si trova come dotazione congenita è funzione indispensabile. Tutte le attività indispensabili alla vita (cardiocircolatoria, respiratoria, digestiva, etc.) non cadono sotto il vaglio della coscienza ed è interessante constatare che anche l'attitudine alla comunicazione sia connaturata alla natura umana. Così, affinché il miracolo del parlarsi possa rinnovarsi costantemente ad ogni incontro, ecco che la divinità interviene conferendo all'uomo, fin dai suoi primi anni di vita, l'orientamento necessario.

Ergersi, camminare, parlare sono tre sfide attraverso le quali la volontà del Bambino si attiva al fine di creare all'io le opportunità di realizzarsi come individualità libera, a meno che... l'adulto educatore non intervenga con un approccio svantaggioso a mortificare questa meravigliosa avventura.


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