Il mistero della volontá: Camminare

Lo sviluppo psichico non consiste nel mero emergere di una logica interna all'intelligenza, ogni tappa della crescita fisiologica ha un suo corrispettivo nell'espansione dello psichismo.

Detto in termini più essenziali significa che lo sviluppo psichico è strettamente connesso allo sviluppo del corpo.

Per tale ragione un bambino non impara a camminare per necessità biologica una volta messo a punto l'apparato locomotore. I casi dei “bambini-lupo” confermano tale affermazione. Tutti sappiamo di quei bambini che, cresciuti nell'abbandono di una foresta per i più strani motivi, vengono ritrovati dopo anni con gli occhi inespressivi, velocissimi nell'arrampicata e nello spostarsi in quadrupedia, ma incapaci di assumere la postura eretta e di camminare.

Se la facoltà di muoversi fa parte della dotazione genetica , per dare senso al movimento serve qualcosa in più.

Sul mistero della volontà abbiamo già fatto alcuni accenni nei mesi scorsi e vogliamo ora tornarci per approfondire le riflessioni.

Rudolf Steiner costruisce un'immagine della volontà che procede attraverso sette gradi che si realizzano secondo sette livelli evolutivi che per comodità di esposizione riassumo sinteticamente nell'immagine qui sotto.

Di questi sette gradi i primi tre riguardano il primo settennio.

Soffermando la nostra attenzione su quello iniziale possiamo comporre la seguente equazione: essendo nel primo anno di vita il bambino tutto dedito al movimento ecco che l'intero ambito della motricità cade sotto l'egida della volontà. Definiamo istinto la forza con la quale si manifesta inizialmente la volontà per il fatto che il bambino impara a contrastare la forza di gravità, ad ergersi e poi a camminare, ben prima di esercitare la propria consapevolezza. Come è possibile?

La variabile che fa diventare il mero atto motorio della deambulazione un camminare è di natura empatica, vale a dire che un bambino non impara a camminare se non vive in una comunità in cui si cammina. Ma non basta.

Tale comunità deve anche essere amata. Motivo per cui al bambino non sarà possibile apprendere nulla da un monitor neppure in questa epoca di tecnologia e di intellettualismi sofisticati.

Nonostante la presenza di una comunità sociale che si prenda cura del bambino, tuttavia il passo di ogni individuo è caratterizzato da uno stile peculiare il quale, lungi dal dipendere dalla struttura muscolo-scheletrica, ha invece a che fare col temperamento.

Diversamente da quanto accade nel mondo animale, il processo motorio che sovrintende al camminare diventa ben presto un fatto attraverso cui ogni individualità manifesta qualità proprie. Per questo motivo è importante lasciare al piccolo la facoltà di trovare il "proprio cammino" al tempo perfetto per lui.

Se, come si è accennato, sviluppo corporeo e psichico evolvono all'unisono, allora non forzare il bambino alla postura eretta, consentirgli di scegliere quando muovere i primi passi, significa garantirgli una prima forma di libertà - libertà che, se nel primo periodo della vita può esprimersi essenzialmente in una “libera attività”, nel corso degli anni seguenti si trasformerà via via nella libertà di giudizio e di pensiero.

Aborrire quindi ogni prassi ed ogni strumento che si propone di anticipare tappe che risultano opportune solo agli “esperti” di puericultura! Dice Emmi Pikler che ogni bambino ha il diritto di scegliere il proprio come e il proprio quando e l'adulto che, anche se amorevolmente, lo induce ad attivarsi secondo tempi e modalità previste dall'esterno, ne indebolisce drasticamente la volontà.

Ed è questo che vorremmo per i nostri figli? Che camminino nella vita con una volontà debole?

Camminare è atto prettamente umano. Già Goehte dimostrò come, anatomicamente, lo scheletro umano e animale condividano, pur con proporzioni diverse, gli stessi segmenti ossei dal capo all'articolazione del ginocchio, e come l'articolazione del ginocchio, indispensabile alla nostra deambulazione, appartenga solo all'essere umano.

Nessun quadrupede in realtà si inginocchia: ciò che nell'animale identifichiamo come ginocchio è solo la metamorfosi morfologica di altri segmenti ossei. È il ginocchio che, nella sua seppur minima componente rotazionale (che lo diversifica dal gomito), orienta la direzione del passo.

Ed è così che si può affermare che nel camminare si esprime l'umano volere.

Per camminare non bastano dunque un apparato locomotore idoneo, cure socioculturali e premure affettuose; oltre a tutto ciò, affinché l'essere umano cammini, serve una scintilla.

Una scintilla di natura sottile, per definire la quale dobbiamo, una volta ancora, incamminarci là dove il lessico quotidiano non aiuta più l'esposizione.

Cerco, come sempre, delle immagini e mi sovvengono i monaci medioevali che pregano camminando nel chiostro, col cappuccio del saio ben calato sugli occhi per eliminare la percezione del mondo e ri-legarsi alla dimensione superiore. La preghiera viene sostenuta dal passo, si percorre più e più volte il corridoio coperto, ed il ritmo del cammino segna il battito cardiaco in maniera che gambe e cuore siano in armonia.

Ed è così che si può affermare che nel camminare si esprime l'umano sentire.

E come non accennare ad una delle maggiori scuole filosofiche di tutti i tempi: la Scuola Peripatetica di Aristotele che, verità o leggenda poco importa, accoglie, quanto meno nella sua etichetta, il vocabolo che in lingua greca si riferiva all'atto del camminare: peripatetikos (περιπατητικός).

Camminare mette in moto i pensieri: la deambulazione rappresenta la base fisiologica che consente l'attività pensante.

Ed è così che si può affermare che nel camminare si esprime l'umano pensare.

Più si consolida la volontà dell'individuo grazie alla libertà e alla gioia del camminare più tale esercitata volontà porterà frutto nell'età adulta esprimendosi come libertà di pensiero e autonomia di giudizio.

Evitiamo dunque di forzare i bambini dentro girelli o altalene jumper da appendere agli stipiti delle porte, regaliamo loro la meravigliosa opportunità di scoprire da soli la gioia del movimento, la libertà del movimento, l'importanza di camminare ben fermi sulle proprie gambe per trovare, al momento opportuno, il proprio sentiero nel mondo.

Lasciamo che il bambino muova da sé la propria volontá.


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