Settembre: senso dell'UDITO

L'estate declina, a partire dalla pioggia dei desideri ad opera dello sciame di Perseidi, verso la metà di Agosto ci troviamo, nello spazio di un mese circa, sulla soglia dell'autunno che sarà segnata dall'equinozio. Per il nostro calendario sensoriale vogliamo avvalerci di quest'immagine meteorologica di “soglia” per dare l'avvio alle riflessioni sul senso dell'udito.

Perchè utilizzare la metafora della soglia per parlare del senso dell'udito?

Perchè tramite questo senso si varca un confine, si accede all'ambito dei cosiddetti sensi superiori. L'udito è il primo dei quattro sensi che permettono di percepire l'interiorità altrui. Insieme al senso della parola, al senso del pensiero ed al senso dell'io, esso forma l'ultima quaterna dei dodici. I sensi superiori aprono l'accesso alla comunità umana e per questo sono ritenuti i sensi sociali per eccellenza.

Poichè il senso dell'udito è fra i cinque contemplati anche dalla fisiologia classica evito, una volta di più in questa sede, puntualizzazioni di carattere organico-funzionale e rimando alla letteratura specifica ogni ragguaglio in merito.

Ritengo invece interessante specificare che con l'espressione senso dell'udito la ricerca antroposofica circoscrive la facoltà dell'essere umano di avere percezione di un suono - non di un rumore, non di un evento linguistico. C'è infatti grande differenza fra la percezione di un rumore e la percezione di un suono. Posso definire ciò che giunge al mio apparato uditivo suono in quanto percepisco contemporaneamente oltre a quello fondamentale anche i suoni armonici complementari.

Detto in maniera più semplice ciò che mi giunge come singolo suono è in realtà un insieme di suoni le cui frequenze sono multiple di quella che ha prodotto il fenomeno sonoro di base e che non necessariamente percepisco in maniera consapevole.

Un rumore è un evento sonoro privo di un contesto, un suono è l'esperienza di una relazione armonica fra più elementi.

Grazie a ciò posso godere di una melodia che diversamente avvertirei come una sequenza di suoni staccati. I versi e i rumori disturbano, i suoni no. Il suono porta con sé la propria spiegazione, il rumore no. Ascoltando un rumore sempre ci chiediamo di cosa mai si tratti, ne dobbiamo ricercare la natura, la sorgente. Se con gli occhi galleggiamo sugli oggetti, con il senso dell'udito ci spingiamo oltre per giungere al limitare della verità del mondo.

Il senso dell'udito ci sveglia ad una dimensione vera e profonda, ci conduce verso l'autenticità. Basti pensare a come l'impronta sonora di un materiale piuttosto che di una voce agisca come qualità peculiare. Il cristallo e l'argento risuonano con qualità del tutto diverse, allo stesso modo in cui esprimono diverse qualità della persona le diverse voci umane.

Sono premesse utili all'economia delle presenti riflessioni in quanto carenze di educazione del senso dell'udito trascinano con sé fenomeni di “rumore” nel linguaggio, capacità di ascolto dormienti, difficoltà ad interiorizzare e relazioni conflittuali e disarmoniche nel bambino.

Albert Soesman nel suo già citato testo "I dodici sensi porte dell'anima" (trad. di Enrica Dal Zio, Natura e Cultura Editrice) fa notare che, per poter produrre un suono, un oggetto deve essere duro, terrestre, ma deve anche essere svincolato dal suo legame con la terra. Suona “solo ciò che è terrestre, ma dall'elemento terrestre è separato. [...] Solo quando il metallo è ben solidificato, solo dopo che, negli altiforni, è stato purificato da tutti i residui terrestri e lo facciamo quindi oscillare, è allora che esso produce il suono migliore” (ibid. pg. 153)

Possiamo così comprendere il motivo per cui incudine, staffa e martello, che formano la catena degli ossicini nell'orecchio medio, siano ossa cave, come quelle dei volatili, ossa nelle quali il midollo, presente in un primo tempo, viene poi distrutto fin dalla fase embrionale.

L'elemento vitale dell'osso viene meno proprio là dove deve risuonare la voce delle cose. Gli uccelli che grazie alle loro ossa riempite d'aria (ossa pneumatiche) si svincolano dalla gravità terrestre e si librano in volo sono, in linea di massima, anche quelli più capaci di intonare melodie, mentre gli uccelli che come i pinguini, i tacchini, i polli, restano collegati al suolo emettono garriti, goglottii, pigolii, versi che tuttavia non vengono composti in forme armoniche.

Dunque una cosa è la facoltà uditiva altro è il senso dell'udito. Perchè si risvegli il senso dell'udito occorre il suono, diversamente dalla la facoltà uditiva che in una persona udente nello stato di veglia è invece sempre presente.

C'è una sostanziale differenza tra udire ed ascoltare, fatto che comporta implicazioni pedagogiche.

La prima, banale, ci porta alle domande : “Se il senso dell'udito si risveglia con la fruizione del suono, cosa si attiva nel bambino esposto ad un universo sonoro artificiale? Quale differenza vive il piccolo che ascolta una fiaba narrata dalla viva voce dell'adulto rispetto a quella in mp3 sul cd?

Se suona solo ciò che sublima liberando le proprie qualità dal legame con la fonte originaria, allora possiamo affermare, con Soesman, che nella produzione del suono, e dunque nell'attivarsi del senso dell'udito, qualcosa si “annulla, si spegne, per elevarsi”.

Il processo grazie al quale afferriamo una melodia come un evento armonico e non come suoni staccati è esattamente lo stesso che consente la lettura. Così come non percepiamo i singoli suoni, ma la relazione fra gli stessi, vale a dire ciò che nasce tra i suoni, allo stesso modo non leggiamo i singoli grafemi. Già alla fine del secondo anno di scuola primaria passiamo dal compitare le sillabe alla lettura della parola.

Per operare questo passaggio è necessario “annullare” le singole lettere e “ascoltare” silenziosamente dentro di noi l'armonia che deriva dalla loro fusione e che chiamiamo, appunto, parola. Quando l'orecchio, tramite la facoltà uditiva dispone anche di un sano senso dell'udito, possiamo interiorizzare quella complessa modalità di decodifica che è in sostanza la lettura.

Gli alunni cui viene attribuito un D.S.A sono sempre più numerosi ed ogni volta che un bambino vine valutato come dislessico mi dico che là, dove il sistema formativo omette una vantaggiosa educazione sensoriale, è inevitabile non solo “l'epidemia di dislessia”, ma anche la pandemia della stessa.

Altra implicazione pedagogica relativa alla necessità di educare il senso dell'udito attiene alla capacità di ascolto, anch'essa ormai tristemente carente in maniera diffusa. Purtroppo mi è toccato assistere, in più di una occasione, a goffi tentativi di recupero di tale capacità da parte di docenti che pretendevano di compensare la carenza proponendo alla classe audio racconti.

Inutile sottolineare che il rimedio è peggio del male. Non serve essere geni nelle scienze della formazione per comprendere che quando si voglia educare il senso dell'udito e con esso la capacità di ascolto, occorre semplicemente parlare, raccontare, narrare.

Già Paolo di Tarso nella sua lettera ai Romani, raccomandava di portare la Parola chiedendo, retoricamente, ciò che a sua volta, e a maggior ragione oggi, l'adulto educatore potrebbe domandare a se stesso: "Come ascolteranno senza qualcuno che predichi?” (Romani 10:14)

Potrei a questo punto insistere sull'importanza della narrazione delle fiabe, delle leggende, dei racconti, ma è un argomento di tale importanza che mi riservo di trattarne in maniera più approfondita e specifica in futuro. Qua basti riflettere su quanto la viva voce umana trasmette anche a livello di emozione, di vibrazione non solo sonora, ma dell'anima.

Rudolf Steiner dice che l'uomo non è in grado di attivare l'ascolto da solo, ma deve venire aiutato da altri esseri.

L'educazione all'ascolto grazie al senso dell'udito comporta anche una "tessitura sociale".

Si suole affermare che l'uso di un codice linguistico abbia segnato la nascita delle prime forme sociali. Vero! Ma a nulla sarebbe valsa la condivisione di uno stesso codice linguistico se non si fosse realizzata la capacità di ascoltarlo!

Alzi la mano chi si ritiene certo di saper ascoltare l'altro. Un vero ascolto comporta la capacità di fare un grande silenzio interiore, la volontà di far tacere quella nota di pedale che è il proprio risuonare per accogliere il suono altrui. Con il senso dell'udito tocchiamo l'essenza del sociale. Siamo chiamati, come il metallo forgiato, ad alleggerirci delle scorie personali, ad annullare qualcosa di assolutamente nostro, per elevarci, per volare presso l'altro che ci offre la sua melodia.

Allora se desidero che il bambino impari ad ascoltare, affini il proprio senso dell'udito, giunga a strutturare relazioni sociali autentiche e non superficiali dovrò essere presso di lui come adulto “silente ed accogliente”. E sottolineo presso il bambino - non lo invado, non lo manipolo, non lo forzo. Ecco la soglia.

E come il senso dell'udito possa agire entro questa posizione di “soglia” è un enigma la cui soluzione va ricercata con l'aiuto di due episodi emblematici. Maria di Magdala riconosce il Risorto nelle vesti del giardiniere solo quando “ascolta” il suono del proprio nome: si risveglia così in lei una facoltà percettiva sottile che le permette di accedere alla dimensione soprasensibile. Analogamente Paolo di Tarso accoglie la chiamata del Cristo solo quando, sulla via di Damasco, risuona il suo nome.

Eν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος” - in principio era la Parola, il grande Suono cosmico creatore, ma tra creatore e creazione c'era, c'è, una “soglia” nella quale il Logos viene ascoltato affinchè sia possibile passare dall'essere all'esistere.

Regaliamo ai nostri bambini sane parole di risveglio e non guastiamo le loro facoltà con immondizie sonore fin dalla culla, prestiamo attenzione ai giocattoli cosiddetti “musicali”, ai “libri parlanti”, alle numerose fonti artificiali di sonorità cui li esponiamo, zeppe di suoni campionati e, sopratutto, ascoltiamoli e badiamo a come rivolgiamo loro la “parola”!


In Evidenza
Articoli Recenti
Archivio