Agosto: senso del CALORE

Nulla accade per caso e così eccoci in questa calura estiva a riflettere sul senso del calore o, come alcuni preferiscono definirlo, senso della temperatura. La stagione ci consente un'esperienza piena di questo senso.

Come più volte accennato possiamo distinguere tre diversi ambiti per ogni senso ed il senso del calore non solo non fa eccezione, ma le sue espressioni a livello fisico, a livello animico e a livello spirituale sono particolarmente apprezzabili in maniera diretta.

Complice l'estate abbiamo innanzitutto chiara percezione del caldo che ci avvolge fisicamente e della nostra impossibilità di fermarne la propagazione se non con artifici.

Con ogni evidenza il calore è una forza e con esso ci addentriamo in una dimensione davvero particolare.

Se localizzare la sede del senso del tatto non è facile, impossibile risulta trovare l'organo fisico deputato al senso del calore e per questo motivo dobbiamo adottare l'espressione

“organizzazione del calore” quando intendiamo riferirci al senso del calore nella sua piena accezione. L'organizzazione del calore è quella che ci permette di distinguere gli animali superiori a sangue caldo da quelli che non sono in grado di rinnovare dall'interno il calore disperso definiti invece a sangue freddo e che per questo assorbono il calore dall'ambiente esterno.

La fonte naturale di calore è il sole che col calore emana anche luce. Pur originando da un'unica fonte queste due “potenze” agiscono però in maniera diversa.

La luce, viaggiando in linea retta con un andamento centrifugo, ci suggerisce una sensazione di rigidità, mentre il calore, che si propaga in ogni direzione e compenetra qualsiasi materia (per conduzione, per convenzione, per irraggiamento) ci suggerisce una sensazione di morbidezza. Grazie al calore anche le rocce si fondono e diventano lava e magma.

Il calore trasforma e trasforma rapidamente. Tanto più forte è il calore tanto più velocemente si svolgono i processi.

Un sole solo luminoso condannerebbe la terra alla rigidità, mentre grazie alle variazioni termiche abbiamo, anche se in misura diversa alle diverse latitudini, il ciclo della vita con tutte le sue metamorfosi.

Fermiamoci un attimo a questa considerazione perchè siamo sulla soglia del mistero del calore; calore la cui essenza è spirituale e al quale il calore fisico offre un mero sostrato entro il quale manifestarsi.

Un mistero è, per definizione, qualcosa che razionalmente non si può spiegare e potremmo intrattenerci a lungo su questo livello spirituale del senso del calore senza venirne a capo, così tento di risolvere invitando ad osservare l'immagine qui a lato.

Si tratta di un ostensorio e l'aspetto che può guidare la nostra riflessione sta nei raggi: ora retti ora ondulati, curvilinei, espansi - luce e calore, a sottolineare come il sacro sia la sintesi della Luce divina riscaldata dal calore dell'Amore.

Quel calore che fonde il minerale a livello fisico, qua si metamorfosa nella sua forma spirituale per sciogliere la rigidità dell'intelletto in maniera che le azioni possano essere valutate non come giuste/sbagliate ma come buone o cattive:

“ [...] Difficilmente qualcuno morirà per un uomo giusto; in realtà per un uomo buono forse qualcuno osa anche morire.” (Romani 5:7)

E come il sole visita tutte le costellazioni, anche il nostro sole, il nostro senso del calore, visita tutti gli altri sensi che, se non vengono riscaldati, non si attivano:

“I dodici sensi sono per così dire dodici tipi di esperienza del calore, dodici forme di entusiasmo per il mondo.” (A. Soesman, I dodici sensi, ed. Natura e Cultura, Avellino, p.142)

Sì, il nostro sole interiore, la nostra fonte di vita, è l'entusiasmo che accende il sacro fuoco del "fare”. Che emozione, che gioia quando ci riscaldiamo per realizzare qualcosa! Ogni cellula vibra, lo sguardo arde, i polmoni si dilatano e ci sente pieni di energia. Siamo un unico, grande organo di senso che divampa. Le percezioni si affinano e siamo in grado di cogliere sottigliezze e minimi particolari nella realtà che ci circonda: siamo vivificati dal calore, proprio come gli apostoli alla Pentecoste che, grazie alle simboliche lingue di fuoco sul loro capo, furono in grado di comprendersi nonostante parlassero lingue diverse.

Possiamo così definire il senso del calore un senso archetipico che ci desta all'attiva partecipazione al mondo.

Già limitando l'osservazione al livello della materia (è sufficiente una banale pentola d'acqua in ebollizione), possiamo notare come il caldo, l'aumento della temperatura, sia sinonimo di movimento. Il calore nel nostro corpo è indispensabile ai processi metabolici per operare quell'incessante trasmutazione dei nutrienti in energia.

Anche l'aria senza calore diverrebbe una sostanza solida. Il “motore” della circolazione atmosferica è dato dalla ridistribuzione del calore ricevuto dal sole sotto forma di energia. Più l'aria è calda più si muove, sale in alto, vince la forza di gravità per dirigersi a sua volta verso il sole.

Grazie al caldo tutto diventa fluido, ambiti diversi si mescolano, spariscono i confini e si creano nuovi legami. Interessante che queste ultime quattro espressioni siano applicabili in senso stretto alle sostanze ed in senso lato ai sentimenti senza perdere di significato!

Il calore, spesso simboleggiato dal fuoco, è quindi l’Elemento che rappresenta per eccellenza la trasformazione, il cambiamento di stato e non solo dal punto di vista di fenomeni fisici.

L'uomo, ad immagine della divinità, è dunque portatore di calore per intervenire sulla realtà, modificarla ed in sostanza ri-crearla.

Per questo motivo il senso del calore ha a che fare con la volontà. Volontà che si attiva, si mette in movimento se riscaldata e che si paralizza, si irrigidisce, se si raffredda.

Tutto ciò per riflettere sulle conseguenze di una omessa attenzione all'organizzazione del calore nel bambino, evenienza più diffusa di quanto si possa pensare. Mi riferisco ai troppi bambini che, giunti alla fine della scuola primaria, non hanno autentico interesse per la realtà che li circonda, che desiderano molto e che per questo non vogliono nulla

(“chi desidera non vuole” dice il proverbio).

Bambini cui viene concesso di farsi passivamente intiepidire dalla tecnologia, dal virtuale, dalla algida luminosità dei monitor. Bambini come la biblica acqua di Laodicea, con le anime dei quali nemmeno il buon Dio sa che fare:

"Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca.” (Apocalisse 3:15-16)

Questi bambini paralizzati nell'organizzazione del calore sono incapaci di "percepire differenze” e così non si accendono di passione per nulla, restano “indifferenti”, con tutte le tristi conseguenze sul piano emotivo, intellettivo e relazionale. Avviandosi all'adolescenza sempre più “devono essere stimolati all'attività dall'esterno perchè da dentro non succede alcun ché” (A. Soesman, I dodici sensi, ed. Natura e Cultura, Avellino, p.144)

Che differenza con l'immagine della Pentecoste nella quale le fiamme dell'entusiasmo conferiscono a tutti i presenti di attivare le forze per compiere la propria missione sulla terra!

Da dove iniziare allora per avere cura dell'organizzazione del calore dei nostri figli? Dalla convinzione che, come afferma Rudolf Steiner “l'organizzazione del calore consente le manifestazioni della volontà individuale (organizzazione dell'io). È lo spirito individuale dell'uomo”.

In questa chiave possiamo considerare allora le febbri infantili come l'opportunità che l'individualità pone in essere per produrre da sé una trasformazione. Grazie alla febbre l'io si innesta con prepotenza nelle attività vitali per strutturare un nuovo più armonico equilibrio.

Ancora una volta Pinocchio ci da indicazioni circa la relazione fra calore-trasformazione-volontà. Dopo una notte tragica il burattino riesce a fare ritorno a casa, spossato e intirizzito si addormenta e “si brucia i piedi sul caldano”.

Paralizzato nella volontà (piedi) che, appunto, “dorme”, serve un calore esterno (caldano) per creare le condizioni favorevoli ad una nuova condizione. E quale migliore occasione di ricreare nuovi equilibri (piedi nuovi) che non quella di mandare in fumo i vecchi?

È con questo elemento di calore che inizia la lunga metamorfosi che porterà il piccolo buratto, il burattino, al bambino vero.

Un secondo appuntamento col calore si verifica in casa della Fatina. Il cammino evolutivo è qua un poco più avanzato e per questo il calore è interno: Pinocchio ha la febbre. E, come spesso accade ai bambini, da questa lotta per diventare se stessi anche il nostro pezzo di legno uscirà rinvigorito.

Dunque accogliamo con rispetto e benevolenza le febbri dei piccoli (che guarda caso capitano intorno alla data del loro compleanno...) non invochiamo il paracetamolo ai primi rialzi di temperatura, sorvegliamo il piccolo con attenzione, pazienza e tolleranza in maniera da gestire la situazione attraverso le opportune misure sì da concedere alle forze di guarigione proprie di attivarsi.

Una volta che il medico abbia escluso possibili complicazioni (e la maggior parte delle febbri infantili ne sono esenti) sarà sufficiente organizzarsi con infusi, frizioni, bagni e rimedi naturali (per indicazioni in merito si vedano i manuali Medicina Familiare di D'Victor Bott e Medicina Antroposofica Familiare di S. M. Francardo) e con una po' di santa pazienza la febbre comincerà ad affievolirsi, il nostro bambino si troverà rafforzato avendo vinto la propria battaglia.

Lungi dall'essere un successo limitato all'ambito fisiologico tale trionfo sul “male” si propaga come i cerchi concentrici nell'acqua a tutto l'essere e ne usciranno irrobustite anche le forze dell'anima e, come si accennava, l'ambito della volontà. Anche con la cura dell'organizzazione del calore, agendo in questo modo, potremo contribuire a porre una base solida per strutturare in maniera corretta l'uomo in divenire.

A dispetto di tutto questo mio “spiegone”, che in quanto tale mi pone a rischio di pedanteria, fornisco il contributo di un giovane poeta, Gianluca Bissolati . La forma di espressione poetica ben evidenzia come, quando si è mossi internamente dalla fiamma creatrice, si arrivi a colpire nel segno col massimo dell'efficacia nel minor tempo possibile.

IL FUOCO DELLA VOLONTÀ

di Gianluca Bissolati Agire senza cuore è agire per dovere, ma io cerco passione per muover le mie membra. Per questo la mia mano, anche se è sempre quella, si stringe in altro modo in base a chi la tiene. Per questo le parole, anche se son le stesse, risuonano diverse in base a chi son dette.


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