Luglio: senso della VISTA

Il senso della vista non necessita certo di grande presentazione: la sua sede fisiologica è l'apparato visivo con tutti i suoi annessi oculari, dal bulbo, che verso l'esterno presenta l'iride, alla parte nervosa che giunge all'interno fino alla retina. La fisiologia dell'apparato visivo è talmente nota che da tempo l'uomo l'ha riprodotta alla perfezione nella macchina fotografica e per questo motivo non andremo ad intrattenerci su tali aspetti per spostare invece la riflessione sulle caratteristiche più sottili del senso della vista.

E qua il discorso si complica.

Cominciamo col ricordare che il senso della vista appartiene ai sensi intermedi che fanno da ponte fra i sensi di base ed i sensi superiori, sensi intermedi che favoriscono la relazione con l'esterno e che si collocano nella zona mediana del sentire.

L'embriologia dell'occhio ci presenta un fatto interessante.

Mentre gli altri organi di senso una volta conformati si collegano al cervello, nel caso dell'occhio avviene l'opposto: è il tessuto cerebrale che si estroflette e va a spingersi in avanti quasi a "curiosare” ciò che si trova nel mondo. L'occhio agisce come un organo che tasta la realtà.

Anzi, tutta l'attività conoscitiva tattile tipica del neonato e della prima infanzia viene attivata proprio dal senso della vista. Attitudine che, piuttosto che esaurirsi, nell'età adulta viene trattenuta e a volte a stento. Chi non amerebbe mettere mano a tutti i flaconi di bagnoschiuma e detergenti esuberanti di colori e profumi sugli scaffali dei grandi magazzini per esplorarne le qualità?

Dice Platone e conferma Steiner: “Il nostro vedere proviene dal fatto che una specie di tentacoli si sprigioni dagli occhi e vada verso le cose. Effettivamente, quando noi guardiamo gli oggetti, si compie, solo in maniera più sottile, un processo simile a quello che avviene quando afferriamo qualche cosa: scocchiamo dagli occhi le forze eteriche per afferrare un oggetto per mezzo della vista."

Sorge così un interrogativo: di che natura è la forza che tramite il senso della vista mi mette in rapporto col mondo?

Con ogni evidenza l'atto motorio che effettuo quando prendo in mano un oggetto è un evento del mondo fisico; ebbene, esso è analogo all'evento spirituale che si svolge tramite le forze eteriche che si sprigionano dall'occhio per “afferrare” l'oggetto per mezzo della vista. In questo secondo caso il rapporto col mondo esterno è solo apparentemente di natura conoscitiva: in realtà è di natura volitiva.

Si comprende meglio quando si distingue l'organo di senso dalla sua attività: una cosa è l'organo della vista, altro è il vedere! E chi vede? Non certo gli occhi! È l'io che, attivandosi nella sua volontà, vede per mezzo degli occhi.

In effetti quando l'occhio “si apre” si aprono molti sensi, il tatto, il senso del movimento, il senso dell'equilibrio (provate a camminare ad occhi chiusi su una corda posata al suolo - difficile vero? E come non vedere che quel quadro appeso è leggermente storto -mettiamolo in equilibrio) e con i sensi aperti possiamo orientarci nelle ampiezze del mondo, possiamo uscire dai nostri confini, avventurarci là fuori e avere coscienza di noi stessi in relazione all'ambiente e in relazione all'individualità dell'altro.

Anche in questo caso il genio della lingua la sa lunga. Quando vogliamo esortare qualcuno a rendersi conto di come stiano effettivamente determinate circostanze delle quali sembra non avvedersi cosa gli si dice? "Ma apri gli occhi!" E quando tutti oggettivamente colgono i vari aspetti di una situazione tranne il diretto interessato diciamo che ha "le fette di salame sugli occhi."

Anche le Scritture sottolineano la relazione fra “ senso della vista” coscienza e autocoscienza:

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi"

(Genesi 3:7)

“Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero"

(Luca 24:30-31)

Molto più banalmente se facciamo riferimento a quanto avviene nella quotidianità è facile collegare l'occhio all'animo umano poiché lo sguardo dichiara inesorabilmente i nostri sentimenti. A tutti sarà capitato di “fulminare con gli occhi” qualcuno che ci ha fatto arrabbiare.

In questa accezione il senso della vista identifica l'occhio quale organo di senso dell'anima.

Ma c'è una terza peculiarità sulla quale vale la pena di intrattenersi: l'occhio supporta l'attività del pensare.

In effetti è insito nella nostra natura rimandare ad una comprensione concettuale quanto percepito con la vista. Troviamo interessanti esempi nelle immagini basate sul rapporto figura sfondo: esse vengono definite illusioni ottiche, ma più corretto sarebbe adottare la definizione di Goethe di inganno del giudizio. Cosa accade infatti? Che l'occhio, ponendosi al servizio del pensiero, va sempre a compensare ciò che la ragione valuta “senza significato” per sostanziare una percezione visiva che diversamente apparirebbe priva di contenuti. È anche molto divertente dibattersi nel dubbio se le linee qui accanto siano o meno parallele !

Oltre a questi due noti esempi riportati se ne possono reperire di ben più sofisticati e interessanti che addirittura ci fanno percepire una superficie piana come tridimensionale. È frutto della facoltà “totalizzante” dell'occhio che opera anche nell'ambito del colore.

Attraverso il fenomeno della complementarietà quando esternamente percepisco un colore internamente si forma quello complementare. Vale a dire che posando l'occhio su una superficie porpora dentro di me agirà la sintesi degli altri due colori primari, cioè il giallo e il blu, che formeranno il verde. La capacità di compensazione dell'occhio è tale che sempre si realizzi la triade primaria: rosso, giallo e blu nelle diverse gradazioni.

Questa fisiologica capacità di visione dell'occhio, unitamente alla capacità di accavallare sulla retina le impressioni luminose, viene sfruttata per un altro tipo di “visione”, affatto fisiologica - una visione che si serve di immagini in movimento o fisse che vengono trasmesse a distanza: la “tele-visione”.

Se giocare con le illusioni ottiche può costituire un curioso diversivo, assistere ai programmi TV è invece diventata la regola. Sui danni di questa cattiva maestra e diseducativa baby sitter molto si è detto, molto si dice e molto si dirà. In una riflessione sui dodici sensi però mi corre l'obbligo di richiamare l'attenzione degli adulti sugli effetti che, a partire dal sistema visivo, rimbalzano sul bambino tutto.

Cosa accade quando il piccolo viene sedotto dalle immagini prodotte dal fascio di elettroni (pennello elettronico) che percorre almeno 27 volte al secondo le 750 linee del nostro schermo ad alta definizione?

Che la sua capacità visiva, in un primo momento “immacolata”, lo induce, come si è accennato, ad accostarsi alla comprensione delle immagini con tutta la sua volontà, a volere convertire ciò che oggettivamente è un insieme di puntini fluorescenti di diversa intensità, in immagini che possano avere un significato. Peccato che la coscienza umana (anche quella adulta) non possa di fatto seguire questo frenetico sfavillio.

Ben presto si paralizzano i naturali movimenti delle palpebre, si dilatano le pupille ed i muscoli oculari si contraggono. Il bambino resta ipnotizzato davanti al monitor nel disperato tentativo di afferrare sensi e significati, ma invano perchè la coscienza non trova appagamento, le risulta impossibile fare esperienza e non può conoscere quei contenuti inesistenti. Può solo arrendersi, bloccarsi, lasciarsi andare, abbandonarsi. Nulla di vivente accende la rappresentazione, le immagini sono preconfezionate e la capacità di realizzarle con le proprie forze (come invece avverrebbe nell'ascolto della fiaba narrata da voce umana) si atrofizza.

Ecco come si crea il vuoto dell'anima che tristemente caratterizza molta infanzia, ecco come si mina alla base il processo conoscitivo che, fino a smentita, nel bambino avviene attraverso il movimento e la vita di fantasia.

Educare il senso della vista all'osservazione del vero è dunque una sicura difesa dell'amore per la conoscenza, per il genuino sapere e in ultima analisi, per la salute dell'anima.

Per quanto attiene ad un approfondimento sulla relazione fra senso della vista, processi conoscitivi e televisione rimando alla pubblicazione di Leonardo Fulgosi "Spegniamo la TV accendiamo i bambini" (Edizioni Scienza dello Spirito, Roma). Si tratta di 35 pagine essenziali che ogni educatore è invitato a leggere se vuole salvaguardare l'infanzia e con essa il nostro futuro.

Per quanto attiene invece alla conclusione della presente riflessione mi piace paragonare il bambino, con il suo sistema neurosensoriale, la sua anima, la sua capacità volitiva, al castello della Bella Addormentata. La fanciulla chiude gli occhi e con lei si assopiscono tutti quanti. Quando l'anima vegeta perchè i sensi non ricevono cibo vivificato tutto il sistema cade in un sonno profondo:

E quel sonno si propagò in tutto il castello: il re e la regina, appena rincasati s'addormentarono nella sala con tutta la corte...”

Sì, dormono anche il re e la regina nella sala del trono - là dove la volontà trova la propria sorgente e l'intelletto attinge le proprie facoltà. E cosa fa il sonno della ragione? Se non ricordo male genera mostri...

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