Il lavoro di recupero dei sensi basali

Concludendo con la trattazione dei sensi di base mi corre l'obbligo di aggiungere alcuni chiarimenti.

Innanzitutto: quando la maturazione dei sensi basali non avvenga nel tempo dovuto, da dove iniziare il nostro intervento di educatori?

È indispensabile ricorrere immediatamente e unicamente al pedagogista clinico o sarebbe invece possibile anche a livello scolastico e famigliare sostenere la corretta evoluzione del bambino pur non essendo gli “esperti” della terapia di recupero?

Il pedagogista clinico ovviamente valuta le caratteristiche del bambino e pone in essere interventi idonei, ma a nulla varranno gli stessi se poi gli adulti coinvolti non adotteranno una linea d'azione che si inserisca armonicamente nel solco tracciato dallo specialista.

Abbiamo visto che i sensi di base sono le fondamenta sulle quali si strutturano via via quelle qualità più sottili che consentiranno di modellare nell'individuo un universo morale propedeutico alle abilità sociali. Poiché ogni “apprendimento” passa da una sana relazione educativa ecco che se davvero vogliamo sostenere la formazione dell'uomo e del cittadino sarà vantaggioso, utile e necessario, coltivare in noi proprio quelle qualità che chiediamo al bambino di sviluppare.

Ogni senso basale si metamorfosa in una qualità dell'animo, così sarà sufficiente prendere atto delle debite relazioni per adottare una modalità di approccio improntata esattamente al risultato che si chiede di realizzare presso il bambino.

Se l'adulto non si propone con la ferma volontà di autoeducare se stesso, se non costituisce un silente modello di dedizione alla trasformazione, nessun pedagogista clinico, nessun esperto, sarà in grado di realizzare negli incontri settimanali presso il proprio studio i risultati auspicati.

Occorre una paziente costanza quotidiana ed una spietata sincerità con se stessi.

È possibilissimo ingannare lo stato, la giustizia, il prossimo, ma, lo sappiamo bene, non è possibile ingannare la divinità e poiché il bambino è quell'essere massimamente prossimo alla stessa ecco che nessun adulto potrà mai ingannare un bambino. Questo è il motivo per cui i “bei discorsi”, gli “spiegoni” e i troppi “ bla-bla-bla” che non siano coerenti con i nostri comportamenti e le nostre convinzioni, non sortiscono alcun effetto. Al bambino non importa che l'adulto col quale ha a che fare non sia un essere perfetto, a lui importa che non sia qualcuno che, adagiatosi in un sofisticato letargo, intenda abbandonarsi alle proprie incapacità.

Quando il bambino “ce la giura” ( disturbo D.O.P. = disturbo oppositivo-provocatorio) non serve un certificato che ne giustifichi il comportamento scorretto a casa e a scuola; quando il bambino è iperattivo, impulsivo, inattento,( sindrome A.D.H.D.= sindrome da deficit di attenzione ) non serve il Ritalin che lo renda “domestico”, ma serve un ambiente permeato di adulti dediti ad un intenso lavoro interiore atto a portare in loro stessi, e dunque nella relazione, la forza della quiete.

È sicuramente la scelta più impegnativa fra quelle possibili, è quella meno gratificante nell'immediato, ma è anche quella più foriera di risultati apprezzabili e duraturi nel tempo.

Quando l'adulto, magari con il sostegno del pedagogista clinico, manifesta l'impegno e la disponibilità ad intraprendere per primo un cammino di trasformazione evolutiva, il bambino avvertirà tale volontà come un grande atto di amore nei suoi confronti e non mancherà di attivare a sua volta la stessa amorevole forza per se stesso.


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