Febbraio: senso della VITA

È forse il senso più suggestivo in quanto il meno riconducibile alla comune definizione di organo sensoriale.

Concettualmente è senz'altro possibile addivenire ad un intendimento condiviso di ciò che si può circoscrivere come “senso della vita”, ma, ancora una volta, ritengo che far precedere la trattazione da un'immagine-guida giovi alla comprensione di questo senso ancora misconosciuto.

Il senso della vita è ben raffigurato dal personaggio sorridente e pingue in posizione seduta che genericamente indichiamo come Buddha. Quali informazioni utili al nostro fine possiamo trarre dalla sua osservazione?

Lungi dal voler dettare canoni estetici, la pinguedine diventa la metafora di colui che dispone di un proprio peso, di una propria saldezza interiore e che di conseguenza rappresenta quella condizione che potremmo definire “star bene dentro la propria pelle”.

Lo possiamo capire dal sorriso, dalla posizione accoccolata sulla propria stabile base costituita dal bacino e dalle gambe incrociate, le mani e le braccia morbidamente posate sulle ginocchia. Difficile destabilizzare il personaggio, turbarlo, mandarlo in tilt. Egli esprime un' intima forza dalla quale gli è possibile guardare con occhio attento il mondo senza mai decentrarsi.

Facciamoci ora accompagnare da queste suggestioni per trattare del senso della vita.

Il senso della vita ha un'azione ampia, è una propriocezione profonda che permette all'organo di percepire se stesso al fine di valutarne la condizione, per questo al senso della vita appartiene anche l'informazione depositata nelle nostre profondità di cosa sia il ben-essere.

Il senso della vita ci ricorda, all'occorrenza, l'archetipico benessere dal quale con la nascita siamo partiti per incamminarci sul sentiero della nostra biografia. È un senso assai discreto, silenzioso, in quanto ancorato profondamente all'inconscio, e che collabora a tutto tondo col senso del tatto.

Come avviene la sinergia fra i due?

Nell'atto del tastare assumo in me stesso qualcosa delle qualità della realtà tastata: l'oggetto del mondo, in qualche modo, giunge dentro di me in maniera che una parte della realtà esterna venga internalizzata.

Il senso della vita a questo punto si configura come un centro saldo e fisso in grado di fornirmi informazioni su quei mutamenti fisiologici che l'esercizio del tatto determina.

In che modo il senso della vita può darmi questo feedback?

Essendo, come accennato, il portatore del “benessere originario”, di quella sorta di condizione ottimale primigenia in riferimento alla quale sarà possibile cogliere anche il minimo allontanarsi dalla stessa.

In altre parole il messaggio inviato dal senso della vita mi è chiaro solo nel momento in cui l'armonia del sistema viene turbata. È il senso che mi permette di dire "Ho fame, ho sete, ho sonno, ho mal di pancia... Qualcosa mi disturba...".

Ma non sempre tutto procede come deve. E così ci sono bambini che non avvertono il dolore, la fame, la stanchezza; ci sono bambini la cui soglia della sensibilità è così bassa da non consentire loro di “stazionare” nel corpo fisico al punto da fuoriuscirne. Ciò che di norma fisiologicamente irradia viene percepito in maniera amplificata e il bambino si agita in preda al suo “mal-essere” senza nome.

Occorre allora muoversi, toccare, fare confusione, “fare casino” per non avvertire quella fastidiosa nota di pedale, per uscire da quella pelle dove non c'è quiete. Il silenzio del gruppo classe durante la lezione è insopportabile perché rende più acuta la percezione della propria interiorità e allora si fa scattare in continuazione il pulsante della biro, si tamburella sul banco, si fa cigolare ripetutamente le sedia, si canticchia, si disturba con smorfie e versi gutturali incappando, finalmente, nelle urla del docente che mettono fine a quel letargico clima che c'è fuori da sè. Ben presto giunge una diagnosi di iperattività tanto vaga quanto inutile.

Intendiamoci: è ben vero che il bambino con senso della vita disturbato è costretto all'iperattività, ma è altrettanto vero che se non si comprende l'origine della stessa ben poco aiuto gli si potrà dare.

E quali fattori concorrono a squilibrare il senso della vita?

Tra le cause principali il mancato rispetto dei ritmi.

Momenti preziosi per garantire al bambino il “ben-essere” che gli tocca di diritto sono :

  • la messa a letto serale sempre ad una stessa ora, fisiologicamente adeguata all'età, e arricchita dalla narrazione di una fiaba;

  • la sveglia al mattino celebrando abitudini che invitino il bambino ad “entrare nel proprio corpo” con gioia e dunque l'abolizione del cartone animato davanti alla scodella della colazione, il divieto dell'uso del tablet nel tragitto in auto casa-scuola;

  • il rispetto delle ore dei pasti;

  • una sana ripartizione fra le attività di studio e lo svago possibilmente a contatto con elementi naturali, con grande cautela nell'esporlo alla tecnologia;

  • l'apertura e la chiusura della lezione scolastica scandita da un piccolo rituale, sempre lo stesso, in modo da conferire un sicuro confine fra tempo/scuola e tempo/personale (recitare una filastrocca davanti ad una candelina accesa, eseguire camminate su facili ritmi, cantare una canzoncina in coro...).

A questi semplici accorgimenti va poi aggiunta la dovuta attenzione all'alimentazione, al prendersi cura anche della fisicità del bambino (andando oltre un mero accudimento), agli aspetti relazionali.

Anche il senso della vita, infatti, ha un risvolto inerente all' aspetto comunicativo.

Dalle neuroscienze sappiamo che il corpo reagisce con grande finezza e precisione al corpo altrui. Si tratta di una sorta di empatia involontaria in cui il senso della vita, guidando ogni altra percezione, consente la consapevolezza delle sensazioni che l'altro muove dentro di me.

Nelle nostre reazioni entro i processi sociali è coinvolto il senso della vita. In particolare quando il bambino vive ancora la fase dell'imitazione grazie a questo senso è in grado di imitare, inconsapevolmente, ma profondamente, le fini vibrazioni dell'altro. Questa constatazione carica l'adulto educatore di una grande responsabilità!

Il bambino piccolo ha un senso della vita decisamente attivo, ma non dispone ancora di quel “centro di quiete” che si strutturerà nel tempo come nucleo sicuro, intimo e protetto. Nella prima infanzia è come se il bambino fosse espanso verso l'esterno e per questo è così importante che sia l'adulto a profilarsi come modello imitabile sul quale conformare un centro autonomo. Attenzione dunque a come ci si accosta al piccolo perché è in grado di “decodificare” le nostre intenzioni come fossero veri e propri atti e di scegliere con grande coerenza le proprie reazioni.

Non posso dimenticare la bambina che torna dall'asilo spaventata perchè "La maestra ha dato una sberla al compagno". Ovviamente l'episodio non si era verificato veramente ma era bensì vero che la maestra, a torto o a ragione molto irritata, si era avvicinata al compagno...possiamo immaginare con quale animo. Il senso della vita della bambina aveva colto in pieno ciò che, mai avvenuto nella realtà, si era forse realizzato a livelli sottili.

Può così accadere che alcuni bambini manifestino nei confronti del mondo un comportamento oppositivo apparentemente inspiegabile e, al contrario comprensibilissimo, quando si giunga a comprendere che gli input esterni sono costantemente decodificati come “minaccia”.

Un senso della vita non correttamente educato può sfociare in quelli che vengono sommariamente definiti disturbi comportamentali. Vediamo di chiarire meglio.

Torniamo a quel senso del benessere originario citato sopra (Urbehagen in tedesco). Per comprenderlo meglio Henning Koehler ci invita ad immaginare un neonato sazio, ben avvolto nel calore, che viene cullato con calma.

Questo è il benessere originario, quel senso di appagamento fatto di armonia e delicato affetto che ci ha avvolto da neonati e la cui matrice è impressa nel nostro intimo sicchè crescendo ci si ritrova, via via, nella condizione di non poterlo più chiedere all'ambiente come lo chiede il neonato. Crescendo non si può più contare su un rapporto di dipendenza come quello che ci nutriva da piccoli. Il sano sviluppo dell'essere umano prevede che gradualmente si debba trarre da se stessi le forze per scaldare se stessi, cullare se stessi, prendersi cura di se stessi. Attraverso una propria attività interiore si arriverà così a percepire quel benessere che da neonati giungeva dall'ambiente.

Quando il senso della vita non evolve come potrebbe ecco che l'anelito al ben-essere resta legato all'ambiente esterno che invece, per ovvi motivi, si rapporta ora all'individuo in maniera più distaccata deludendone costantemente le aspettative. Da qui un sordo rancore nei confronti di un mondo vissuto come non sufficientemente buono, dal quale conviene difendersi e che può essere vantaggioso attaccare prima di vivere l'ennesima frustrazione. Ogni proposta dell'adulto, del genitore, dell'educatore, va in direzione opposta a quanto il ragazzino si aspetta e sopratutto con l'ingresso a scuola non si reggono le richieste che puntano all'autonomia e all'assolvere alle proprie responsabilità.

Le conseguenti reazioni presentano una vasta gamma di sfumature: si va da un generale costante rifiuto perpetrato nei modi più creativi e geniali, ai casi più estremi caratterizzati da violenze verbali, turpiloqui, insulti pesanti anche accompagnati da violenza agita fisicamente. Si innesca un circolo vizioso di provocazioni/reazioni che non diventerà virtuoso se ci si limiterà a guardare al disturbo del senso della vita come ad un banale problema di maleducazione.

Le riflessioni sul senso della vita meriterebbero ulteriori approfondimenti, sopratutto in relazione al possibile intervento compensativo. A questo proposito, data la natura basilare di questo senso poco circoscrivibile raccomando, più che per altri sensi, una collaborazione fattiva fra le diverse agenzie educative che a vario titolo si occupano del bambino, sotto la guida di un professionista competente.

Per concludere voglio richiamare anche il terzo livello del senso della vita che si realizza quando si è capaci di entrare in se stessi senza però rinunciare all'esame di realtà che deriva dall'esercizio corretto del senso del tatto e in tal modo si organizza un luogo dell'anima fatto di calma assoluta.

L'immagine di questo luogo è un lago tranquillo sul quale galleggia una barca.


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