Gennaio: senso del TATTO (parte 2)

Il senso del tatto ha a che fare con l'essere accarezzati ed il venire sfiorati e per questo costituisce una prima esperienza sociale. Con l'abbraccio, con il massaggio, con l' “essere tenuto”, il Bambino giunge ad una prima forma di dialogo.

Nello scambio di tenerezze c'è il seme originario dell'esperienza sociale.

Proprio dal senso del tatto nasce la socialità: per questo motivo è importante badare alla nostra relazione tattile col piccolo. Noteremo che alcuni bambini necessitano di “essere tenuti”, altri vogliono invece “restare lontano”. Ognuno ha tempi e modalità proprie che vanno rispettate e comprese nella ferma convinzione che il Bambino abbia diritto di conquistare il proprio spazio regolandone le distanze sociali.

È parimenti utile osservare come il Bambino eserciti direttamente il proprio senso del tatto.

Ci sono bambini che si fondono con l'oggetto al punto da isolarsi dalla realtà che li circonda, come se sognassero dentro l'oggetto, altri che lo distruggono; ci sono gli esploratori che tastano l'oggetto per analizzarlo e conoscerlo; ci sono piccoli scienziati che amano sistemare gli oggetti in un ordine ben preciso e ancora ci sono bambini che, come farfalle svolazzanti di fiore in fiore, si occupano per un breve istante di un oggetto per staccarsene immediatamente e dedicare la loro attenzione ad un altro, poi ad un altro e un altro ancora. Sono, questi ultimi, i bambini cui si attribuisce un deficit di attenzione in età scolare.

In realtà per questi piccoli l'identificazione con l'oggetto è così profonda da non poterla prolungare nel tempo per timore di perdersi. Le loro forze di dedizione sono così forti che andrebbero incoraggiati ad un sano egoismo.

Più avanti, verso l'adolescenza, quando si assiste alla fatica del ricercare una propria identità, il senso del tatto, ora ad un gradino più sottile, ha per oggetto l'esplorazione dell'individuo, l'io e il tu. Si ha un forte bisogno di con-tatto.

Nella scuola secondaria, fra i 12 e i 16 anni, sono frequenti atteggiamenti che, a partire da semplici aspetti giocosi per giungere al “fare a botte”, implicano un “mettersi le mani addosso”, sopratutto fra i ragazzi. C'è una grade spinta verso l'altro, verso l'oggetto, si vuole toccare con mano la realtà del mondo e nello stesso tempo mancano ancora gli strumenti per tenere tutto in equilibrio.

Nasce un senso di precarietà, di insoddisfazione cui si tenta di ovviare tornando a sé come punto sicuro di riferimento. L'adolescente vuole disperatamente afferrarsi a se stesso tramite il senso del tatto quando pratica l'autolesionismo.

A maggior ragione dunque va seguito con interesse l'esercizio del tatto nella prima infanzia che può dare all'educatore una sorta di predizione circa la natura delle future relazioni e, di conseguenza, suggerire l'opportuna guida formativa.

Nella sua valenza comunicativa la cura del senso del tatto prelude all'incontro, a questo secondo livello la relazione fra senso del tatto e sfera animica; si arricchisce delle qualità della tenerezza e della dedizione e si può sintetizzare come RISONANZA nella comunicazione.


In Evidenza
Articoli Recenti