Gennaio: senso del TATTO (parte 1)

È il senso di base per eccellenza.

Sul senso del tatto potremmo intrattenerci a lungo in quanto l'esperienza tattile permea tutta l'esistenza. Non esiste un organo del tatto in quanto i recettori sono abbondantemente distribuiti e ci collegano in modo profondo all'esperienza del nostro corpo fisico.

Grazie al senso del tatto il Bambino giunge a percepire una "periferia" corporea delimitata dalla pelle ed una zona interna inerente agli apparati. Il senso del tatto ha a che fare sia con l'epidermide sia con le mucose. Attraverso il tatto si arriva a percepire la forma degli organi interni anche se non se ne ha coscienza. Ma c'è di più.

Afferiscono al senso del tatto caratteristiche quali plasticità e protezione grazie alle quali il Bambino può avvertire da un lato il proprio limite e dall'altro il limite che la realtà esterna inevitabilmente gli impone. In altre parole è possibile "urtare" contro il mondo oppure "essere accarezzati" dal mondo. Sta di fatto che in entrambe le evenienze si crea una zona di con-tatto entro la quale l'IO si risveglia e nel tempo giunge a percepirsi come “altro” dal mondo.

Emi Pickler dice che solo quando questo “limite” è certo e sicuro sarà possibile al Bambino aprirsi.

Se ne deduce che dal modo in cui viene educato il senso del tatto durante l'infanzia dipende la qualità del nostro “esserci”. Questo significa che il tatto, in prima istanza, mi informa non sulle qualità del mondo, ma sull'effetto che le qualità del mondo hanno su di me. Il Bambino tocca una corteccia ed ascolta come la corteccia risuona in lui: é una totale connessione col mondo che vive in tal modo nell'interiorità del Bambino.

Si tratta di un passaggio magico in quanto solo a partire da questo fenomeno si attiva un reale interesse per il mondo. Affinchè il bambino in età scolare possa avere amore per la conoscenza non è dunque così urgente occuparsi della sua intelligenza quanto piuttosto prendersi cura del suo senso del tatto!

Un atteggiamento passivo nei confronti dei contenuti scolastici, una diffusa e sottile disillusione sul valore dell'attività conoscitiva, il dilagante disinteresse per le proposte che coinvolgono la sfera del sapere possono avere radici in un senso del tatto denutrito.

La metafora con l'alimentazione non è una trovata casuale in quanto in seguito ad un senso del tatto disturbato lo schema corporeo si frammenta, la percezione della forma propria si sfa e possono comparire problemi di alimentazione quali l'anoressia, condizione nella quale la persona non attribuisce un ruolo di contenimento al proprio involucro corporeo, con tutte le conseguenze devastanti del caso.

Il senso del tatto nella sua relazione col corpo fisico può essere sinteticamente definito come DIFFERENZIAZIONE entro l'autopercezione.


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